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Plesso brachiale
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Plesso brachiale

Il plesso brachiale è uno dei sei plessi nervosi appartenenti al sistema nervoso periferico costituito dai rami anteriori dei nervi spinali.È formato dai rami anteriori dei nervi cervicali quinto, sesto, settimo e ottavo (C5-C8), dal ramo anteriore del primo nervo toracico (T1) e da rami anastomotici dei nervi quarto cervicale (C4) e secondo toracico (T2).

Tronchi primari

I tronchi primari si formano dall'unione dei vari rami anteriori dei nervi spinali.Il tronco primario superiore origina dall'unione del ramo anteriore di C5 e C6, con contributi dal ramo anastomotico discendente di C4.Il tronco primario medio costituisce una continuazione diretta di C7.Il tronco primario inferiore origina dall'unione di C8 e T1, con contributi dal ramo anastomotico ascendente di T2.I tronchi primari si trovano alla base del collo, nella loggia sopraclavicolare maggiore, tra il muscolo scaleno anteriore (anteriormente) e i muscoli scaleni medio e posteriore (posteriormente). Sono mantenuti in sede da una lamina fibrosa, dipendente dalla fascia cervicale superficiale, che li àncora ai muscoli scaleni. I tronchi primari, appena sopra oppure dietro alla clavicola, danno due rami di divisione, uno anteriore e uno posteriore.

Tronchi secondari

I tronchi secondari si formano dall'unione dei rami anteriori e posteriori dei tronchi primari.Il tronco secondario posteriore (o corda posteriore) origina dall'unione dei rami posteriori dei tre tronchi primari.Il tronco secondario laterale (o corda laterale) origina dall'unione dei rami anteriori dei tronchi primari superiore e medio.Il tronco secondario mediale (o corda mediale) costituisce una continuazione diretta del ramo anteriore del tronco primario inferiore.Il nome dei tronchi secondari (posteriore, laterale, mediale) si riferisce alla loro posizione rispetto all'arteria ascellare (L' arteria ascellare, pari e simmetrica, è la principale arteria del cavo ascellare; fornisce sangue a questo, alla parte superiore del torace, alla spalla ed alla scapola.I suoi rami collaterali sono l'arteria toracoacromiale, l'arteria sottoscapolare, le toraciche suprema e laterale, e le circonflesse posteriore ed anteriore dell'omero.Diventa arteria brachiale al margine inferiore del tendine del muscolo grande pettorale .)

Rami collaterali

I rami collaterali originano sia dai tronchi primari sia dai tronchi secondari. Possono essere suddivisi in ventrali e dorsali.

Rami dorsali

- Nervo dorsale della scapola ( innervando il muscolo elevatore della scapola. Quindi scende lungo il margine mediale fornendo rami per i muscoli grande e piccolo romboide. Emette anche piccoli rami per il dentato posteriore superiore.)

- Nervo toracico lungo (innerva le digitazioni del muscolo dentato anteriore.)

- Nervo sottoscapolare superiore ( innerva la parte superiore del muscolo sottoscapolare.)

- Nervo sottoscapolare inferiore (  innerva la parte inferiore del muscolo sottoscapolare e il muscolo grande rotondo.)

- Nervo toracodorsale (  si distribuisce al muscolo grande dorsale ed al grande rotondo.)

Rami ventrali

- Nervo succlavio ( Innerva il muscolo succlavio )

- Nervo del muscolo grande pettorale ( innerva el muscolo grande pettorale. Fornisce anche piccole fibre sensitive per la cute del torace al di sotto della clavicola. Emette un filamento che si unisce al nervo del muscolo piccolo pettorale al davanti dell'arteria ascellare.)

- Nervo del muscolo piccolo pettorale (raggiunge quindi la faccia profonda del muscolo piccolo pettorale, fornendogli la propria innervazione. Alcuni rami perforano il muscolo e raggiungono il grande pettorale. Il nervo emette inoltre alcuni esili rami cutanei.)

- Nervo sovrascapolare ( innerva il muscolo sopraspinato. Quindi contorna il margine esterno della spina della scapola e raggiunge la fossa sottospinata, dove innerva il muscolo sottospinato.)

Rami terminali

I rami terminali originano come diretta continuazione dei tronchi secondari.Dal tronco secondario posteriore originano il nervo ascellare e il nervo radiale.Il tronco secondario laterale si divide in un ramo superiore e uno inferiore. Dal ramo superiore origina il nervo muscolocutaneo, mentre il ramo inferiore si unisce al ramo superiore del tronco secondario mediale formando il nervo mediano.Il tronco secondario mediale si divide in un ramo superiore e uno inferiore. Il ramo superiore si unisce al ramo inferiore del tronco secondario laterale formando il nervo mediano, mentre dal ramo inferiore originano il nervo ulnare, il nervo cutaneo mediale del braccio e il nervo cutaneo mediale dell'avambraccio.
Nervo radiale

 

Il nervo radiale innerva tutti i muscoli del gruppo posteriore del braccio e dei gruppi posteriore e laterale dell'avambraccio. Innerva inoltre la cute posteriore del braccio e dell'avambraccio, la cute dorsale della regione laterale della mano e la cute dorsale di 1°, 2° e 3° dito (ad eccezione delle falangi distali). Partecipa infine all'innervazione delle articolazioni del gomito e del polso.

 innerva il muscolo tricipite e rientra nel compartimento anteriore perforando il setto intermuscolare.
A livello dell'epicondilo laterale rilascia il nervo interosseo posteriore, che entra nel compartimento dei muscoli estensori dell'avambraccio, innervandoli, mentre il ramo principale del nervo radiale continua nel compartimento anteriore, sotto il brachioradiale, e termina portandosi dorsalmente prima del polso ed innervando la cute dorsale delle prime tre dita.

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il nervo radiale può essere interessato da lesioni traumatiche acute, microtraumatiche croniche e compressive.
I tre tipi di lesione possono colpire il nervo a vari livelli lungo il suo lungo percorso dall’ascella fino al polso.

1 Ascella: (solo lesioni traumatiche acute) possono provocare la lesione del nervo ferite da punta, da taglio, da arma da fuoco, lesioni ad alta energia (incidenti stradali),o nell’ambito delle più complesse lesioni del plesso brachiale. Un danno a questo livello causa la paralisi di tutta la muscolatura innervata del nervo radiale a partire del primo muscolo che è il tricipite.

2 Braccio: (lesioni traumatiche cute, croniche e compressive) qui il nervo oltre alle lesioni traumatiche acute summenzionate, è tipicamente coinvolto durante le fratture scomposte della diafisi omerale in quanto a questo livello esso si trova a strettissimo contatto con l’osso (solco spiraliforme dell’omero). Rara la sindrome microtraumatica cronica e quella compressiva che si realizza quando il nervo uscito dal solco spiraliforme perfora la fascia per portarsi da posteriore a laterale. A questo livello può verificarsi la compressione e strozzamento del nervo con semplice dolore o con paralisi (sdr. di Lotem). Un danno al nervo radiale al braccio lascia il tricipite funzionante e il primo muscolo paralizzato sarà il brachioradiale. A questo livello tipica la paralisi definita “del sabato sera” descritta in quei pazienti che dopo aver bevuto troppo alcol si addormentano in cattive posizioni (es: con il braccio ciondolante a cavallo del bordo si una sedia, panchina…) e al risveglio si ha una paralisi (transitoria) del nervo radiale.

3 Gomito: (lesioni traumatiche cute, croniche e compressive) qui il nervo si divide nel ramo profondo, NIP e nel ramo superficiale. Il NIP passa attraverso il muscolo supinatore (arcata di Frohse) a stretto contatto con l’osso. Qui può essere leso da fratture-lussazioni del capitello radiale e dell’estremo prossimale del radio, da manovre accidentali durante interventi chirurgici di posizionamento di placche o per asportare cisti i vario genere, oppure può semplicemente irritarsi dopo lavori ripetitivi e pesanti con talora strozzamento e torsione sull’asse (lesioni a clessidra).E’ importante distinguere la lesione del nervo prima o dopo l’ingresso nel muscolo supinatore (arcata di Frohse), infatti se la lesione avviene dopo o a livello dell’arcata di Frohse, verrà conservata la estensione del polso (anche se con deviazione radiale) per funzionamento del solo estensore radiale lungo del polso, se invece avviene prima, verrà danneggiato anche il ramo motore per questo muscolo e quindi si avrà la paralisi di tutti i muscoli con “caduta” del polso e se coinvolto il ramo superficiale sensitivo si avrà anche anestesia al dorso dell’avambraccio e 1 e 2 dito sempre sul dorso.Polso: poco prima del polso il nervo superficiale sensitivo del nervo radiale può essere compresso tra i tendini di due muscoli (brachioradiale ed estensore radiale lungo del polso) con seguente dolore al dorso della mano, ma senza paralisi in quanto si tratta di un nervo solo sensitivo. Il quadro clinico che ne deriva viene definiti sindrome di Wartembrg e il trattamento consiste nella liberazione del nervo asportando una linguetta di tendine.

Trattamento:

dipende innanzi tutto dal tipo di trauma o lesione che ha causato il danno nervoso. Se dopo un periodo di attesa (3-6 mesi, mai oltre l’anno) non inizia un recupero efficace, il trattamento è chirurgico con esplorazione del nervo e liberazione dalla fibrosi che lo strozza. Qualora il nervo fosse interrotto o l’eccessivo strozzamento avesse compromesso i fascicoli nervosi, si renderebbe necessaria la ricostruzione con innesti nervosi.
Il recupero, soprattutto in soggetti giovani e se operati in tempi brevi può essere soddisfacente.
Al persistere della paralisi, o per impossibilità alla riparazione o se nonostante la riparazione chirurgica il nervo non avesse recuperato, sono possibile interventi di chirurgia palliativa con transfer tendinei che consentono un rapido e buon recupero della funzione del polso e della mano

(Nervo misto (sensitivo e motore – C5-C8); innerva tutta la muscolatura estensoria del braccio e dell’avambraccio; fornisce la sensibilità alla regione posteriore del braccio e dorso-radiale dell’avambraccio.)
Nervo muscolocutaneo
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Innerva i muscoli della loggia anteriore del braccio (bicipite, coracobrachiale, brachiale), mentre la sua zona sensitiva è rappresentata dalla cute della regione laterale del braccio e dell'avambraccio.

Lesione:
è solitamente traumatica acuta o isolata in caso di lesione da punta, taglio o da arma da fuoco o accidentale durante interventi chirurgici alla spalla. Spesso coinvolto nella lesione del plesso brachiale.

Trattamento:
 se dopo un periodo di attesa (3-6 mesi, mai oltre l’anno) non inizia un recupero efficace, il trattamento è chirurgico con esplorazione del nervo e liberazione dalla fibrosi che lo strozza. Qualora il nervo fosse interrotto o l’eccessivo strozzamento avesse compromesso i fascicoli nervosi, si renderebbe necessaria la ricostruzione con innesti nervosi.
Il recupero, soprattutto in soggetti giovani e se operati in tempi brevi può essere soddisfacente.
Nervo mediano

 

La sua componente muscolare è destinata a gran parte dei muscoli della loggia anteriore dell'avambraccio (ieccezione del flessore ulnare del carpo e della parte mediale del flessore profondo ) e della muscolatura   delle ditantrinseca della mano (quasi tutta l'eminenza tenar e alcuni muscoli lombricali). La parte sensitiva innerva invece la cute laterale del palmo della mano e la cute palmare delle prime 3 dita, alla quale si aggiungono tutte le falangi distali. A volte innerva la cute palmare laterale del 4º dito.

Nervo dell'eminenza tenar

Innerva con tre rami distinti tre muscoli dell'eminenza tenar:

 1il muscolo abduttore breve del pollice,
 2 il muscolo opponente del pollice,
 3 il capo superficiale del muscolo flessore breve del pollice.

Nervi digitali palmari

Questi nervi si distribuiscono alla cute palmare delle prime tre dita e della parte laterale del 4º dito; inoltre innervano anche la faccia dorsale delle falangi distali. Hanno una componente muscolare destinata ai primi due muscoli lombricali.

Lesione:
 
il nervo mediano può essere interessato da lesioni traumatiche acute, microtraumatiche croniche e compressive.
I tre tipi di lesione possono colpire il nervo mediano a vari livelli lungo il suo lungo percorso dall’ascella fino alla mano.
Ascella: possono provocare la lesione del nervo mediano ferite da punta, da taglio, da arma da fuoco, lesioni ad alta energia (incidenti stradali), o più complesse lesioni del plesso brachiale. Un danno a questo livello causa la paralisi di tutta la muscolatura innervata del nervo mediano.

Braccio: in questa sede una lesione traumatica raramente può causare la paralisi del nervo mediano (es: frattura dell’omero), mentre è più frequente una lesione traumatica acuta da ferita profonda.
Per quanto riguarda la lesione compressiva, il nervo mediano può essere compresso nel suo passaggio attraverso l’arcata di Struthers (raro) sviluppando una sindrome irritativo-dolorosa caratterizzata prevalentemente da astenia, dolore, pesantezza dell’arto, facile stancabilità e debolezza muscolare e raramente paralisi.

Gomito: in questa sede il nervo mediano può essere coinvolto durante le fratture-lussazioni del gomito, sia direttamente da parte dei monconi di frattura che, in caso di traumi particolarmente violenti, possono lacerare il nervo mediano, sia indirettamente attraverso lo stiramento del nervo o compressione acuta da parte di ematomi perineurali o nel corso dei processi fibrosi riparativi che possono inglobare e strozzare il nervo mediano. Altre vote, dopo la riduzione della lussazione o nel tentativo di riallineare i frammenti di frattura, il nervo mediano può rimanere intrappolato o incarcerato tra i monconi di frattura stessi o tra i capi articolari dopo lussazione.
Le compressioni del nervo mediano al gomito possono realizzarsi sia al livello del lacerto fibroso che al muscolo pronatore rotondo.
La compressione al lacerto fibroso può causare una sintomatologia di tipo irritativo-dolorosa con astenia muscolare, più difficilmente paralisi, mentre a livello del pronatore rotondo, oltre la sintomatologia irritativo-dolorsa è più probabile che si verifichi una paresi fino alla paralisi muscolare.
In questa sede, durante la normale chirurgia del gomito (artroscopia di gomito, gomito rigido, protesi, fratture, etc…) può verificarsi la lesione accidentale (iatrogena) del nervo mediano.

Avambraccio: anche a questo livello il nervo mediano può essere coinvolto da lesioni traumatiche seguenti a fratture, inoltre il nervo mediano può essere danneggiato da ferite profonde, oggetti penetranti o in corso di punture o inserimenti di cateteri venosi.
Le compressioni del nervo mediano a questo livello colpiscono il nervo interosseo anteriore (NIA) al di sotto dell’arcata fibrosa del muscolo flessore profondo delle dita (sindrome di Kilho-Nevin). Questa particolare sindrome non causa dolore, ma paresi, a volte fino alla paralisi vera e propria dei muscoli innervati dal nervo interosseo anteriore: flessore profondo del medio, indice, pollice e pronatore quadrato. La paralisi del pronatore quadrato solitamente passa inosservata da parte del paziente, mentre risulta evidente e invalidante la paralisi del flessore profondo del pollice e indice, con difficoltà ad impugnare oggetti tra pollice e indice. Per svelare la paralisi del nervo interosseo anteriore (NIA) il medico chiede al paziente di fare una “O” tra pollice e indice, come nel gesto per fare “OK”, che risulta impossibile in caso di paralisi.

Polso: decisamente più frequenti le lesioni traumatiche al nervo mediano a livello del polso, soprattutto nel corso delle frattura del polso. Il danno nervoso può andare dalla semplice compressione da parte dei monconi di frattura, alla contusione nervosa, alla rare lacerazione del nervo.
Al polso il nervo mediano è molto esposto a lesioni da taglio e oggetti penetranti che ne possono causare la sezione completa o parziale.
La lesione del ramo sensitivo palmare del nervo mediano, traumatica o accidentale (iatrogena, nel corso di interventi chirurgici al polso)  può dare luogo a dolorosissimi neuromi da amputazione. Questo piccolo nervo può raramente essere compresso o venire coinvolto dalla irritazione del vicino tendine flessore radiale del carpo dando luogo ad una fastidiosissima sindrome irritativo-dolorosa.

La sindrome compressiva molto frequente e più conosciuta che colpisce il nervo mediano, si realizza al polso, durante il passaggio del nervo nel canale carpale, nota come sindrome del tunnel carpale.
Tale sindrome compressiva si può manifestare dopo una frattura del polso (anche senza la scomposizione dei frammenti), per infiammazione di vario genere ed origine delle guaine tendinee, per iniezione di sostanze estranee al polso e palmo della mano (olii, lubrificanti…), per un rigonfiamento dei tessuti del polso e del palmo della mano (ematomi, trombosi, raccolte purulente, infezione acuta).
Anche la gravidanza, l’ipotiroidismo, l’aumento del peso corporeo, le alterazioni ormonali in genere, possono scatenare la sindrome del tunnel carpale.
I sintomi sono dapprima solo notturni, sotto forma di formicolii e dolore che costringe il paziente a svegliarsi, scuotere la mano, massaggiarla e portarla verso il basso per trovare sollievo. Il paziente ha la sensazione di dita rigide, gonfie. Durante questa prima fase vi possono essere periodi di benessere con scomparsa dei sintomi. Al peggiorare e progredire della compressione, i sintomi ricompaiono, non solo di notte, ma anche di giorno, dapprima durane l’uso della mano, poi anche a riposo. Non raramente i disturbi si irradiano all’avambraccio, braccio, spalla e persino alla nuca.
Nella fase avanzata della patologia, il paziente avverte una progressiva riduzione della sensibilità ai polpastrelli con facile stanchezza della mano durante l’uso (mano pesante).
Nella fase tardiva si ha la perdita completa della sensibilità alle prime tre dita (anestesia) e successivamente viene colpita anche la parte motoria con atrofia della muscolatura alla base del dito (eminenza tenare). A volte la sindrome del tunnel carpale si manifesta direttamente con un quadro motorio anziché sensitivo.
Il trattamento della sindrome del tunnel carpale dipende innanzitutto dallo stadio della compressione nervosa e pertanto diventa essenziale un corretto studio elettrico del nervo (elettromiografia).
Qualora la sindrome del tunnel carpale fosse ancora in uno stadio lieve o lieve-moderato, si prenderà in considerazione il trattamento conservativo. Questo consiste nella somministrazione di farmaci neurotrofici, nella fisioterapia (laser, ultrasuoni…), nel posizionamento di tutori notturni.
Nei casi in cui invece l’elettromiografia documentasse uno stadio moderato-evoluto o evoluto, il trattamento di scelta è quello chirurgico.
L’intervento chirurgico consiste nella apertura del legamento trasverso del carpo attraverso una piccola incisione al polso-palmo della mano in anestesia locale.

Trattamento:

il trattamento delle lesioni del nervo mediano, dipende innanzi tutto dal tipo trauma e lesione che ha causato il danno nervoso. In genere, se dopo un periodo di attesa (3-6 mesi, mai oltre l’anno) non inizia un recupero efficace, il trattamento è chirurgico con esplorazione del nervo e liberazione dalla fibrosi che lo strozza. Qualora il nervo fosse interrotto o l’eccessivo strozzamento avesse compromesso i fascicoli nervosi, si renderebbe necessaria la ricostruzione con innesti nervosi.
Il recupero, soprattutto in soggetti giovani e se operati in tempi brevi può a volte essere soddisfacente.
Al persistere della paralisi, o per impossibilità alla riparazione o se nonostante la riparazione chirurgica il nervo non avesse recuperato, sono possibili interventi di chirurgia palliativa con transfer tendinei che consentono un rapido e buon recupero della funzione del polso e della mano
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Nervo Ulnare
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Il nervo ulnare è un nervo misto che origina dal tronco secondario mediale del plesso brachiale. Comprende fibre provenienti da C8 e T1; spesso riceve fibre da C7.
È conosciuto da tutti per il dolore "frizzante" che provoca battendo la faccia posteriore del gomito quando questo è flesso, infatti passando dalla regione del braccio a quella dell'avambraccio il nervo si fa superficiale e scavalca il gomito passando dietro all'articolazione del gomito, esso perciò in questo punto è scoperto e non protetto da muscoli quindi più suscettibile a traumi.

Il nervo ulnare innerva 2 muscoli dell'avambracci
- flessore ulnare del carpo 
- parte mediale del flessore profondo delle dita

 E gran parte della muscolatura intrinseca della mano (a eccezione dei primi 2 muscoli lombricali e di alcuni muscoli dell'eminenza tenar). Fornisce inoltre un'innervazione sensitiva alla parte mediale della cute della mano. Emette rami destinati al gomito.

Nervo palmare superficiale della mano
 
Questo nervo comprende una piccola componente muscolare destinata al muscolo palmare breve e una componente sensitiva destinata a parte della cute palmare mediale della mano e alla faccia palmare del 5° dito e della parte mediale del 4° dito.

Nervo palmare profondo della mano

È un nervo esclusivamente muscolare destinato a
- :i muscoli dell'eminenza ipotenar a eccezione del palmare breve
- i muscoli interosseii
 - 3° e 4° muscolo lombricale
- l'adduttore del pollice e il capo profondo del flessore breve del pollice dell'eminenza tenar

Lesione

La sindrome del canale cubitale è la seconda più comune neuropatia da compressione di un nervo periferico dopo la sindrome del tunnel carpale alle mano. Sebbene il nervo ulnare possa essere compresso in più punti durante il suo decorso, è a livello del gomito che questa si verifica nella maggior parte dei casi. Nel gomito il nervo ulnare diviene molto superficiale, si immette nell’omonimo solco decorrendo posteriormente all’ epitroclea e medialmente all’olecrano per entrare poi nel tunnel cubitale. Il tunnel cubitale presenta un tetto costituito dal legamento di Osborne, ovvero un fascio fibroso teso tra il capo omerale e ulnare del flessore ulnare del carpo (FUC) (Fig.1a) e un pavimento costituito dal legamento collaterale mediale del gomito, dalla capsula articolare e dall’olecrano. La compressione del nervo a livello del tunnel cubitale è responsabile della sindrome del canale cubitale.

La sindrome del tunnel cubitale nella maggioranza dei casi è idiopatica mentre in altri casi può essere correlata a cause meccaniche specifiche (fattori occupazionali, instabilità nervo ulnare, valgismo del gomito, artrosi di gomito, traumatismi diretti al gomito).
I sintomi di presentazione variano da un lieve intorpidimento (addormentamento) o da lievi parestesie (alterazione della sensibilità) nell’anulare e nel mignolo della mano, ad un intenso dolore (bruciore) sul versante mediale del gomito, dell’avambraccio e della mano. I pazienti lamentano comunemente una difficoltà a mantenere a lungo la posizione di flessione del gomito, (telefonare ,scrivere, guidare ecc.) a causa dell’insorgenza o peggioramento della sintomatologia, e spesso una sensazione di freddo sul lato ulnare (interno) della mano. Una debolezza muscolare è tardiva e si sviluppa generalmente dopo l’esordio dell’intorpidimento. In questi casi il paziente lamenta difficoltà nella presa degli oggetti. Nei casi più evoluti, infatti, vi può essere una paralisi dei muscoli della mano ( interossei, ipotenari, adduttore del pollice, lombricali del 4 e 5 dito, parte del flessore breve del pollice) con una evidente atrofia della prima commissura della mano e dell’ eminenza ipotenar .

Diagnosi

 La diagnosi oltre che sull’esame clinico del paziente viene posta con l’esame neurofisiologico (elettromiografia ed elettroneurografia) che permettono di determinare il livello di sofferenza del nervo.
Terapia
Nelle forme irritative non gravi il trattamento può essere medico (antinfiammatori per via sistemica o locale) e fisioterapico associato ad applicazione locali di laser, di ultrasuoni o idroterapia. Nelle gravi forme irritative e nelle forme deficitarie il trattamento è chirurgico è deve essere eseguito in tempi rapidi per evitare la comparsa di deficit neurologici irreversibili. Il tipo di trattamento chirurgico varia a secondo della patologia che ha determinato la compressione ma sostanzialmente consiste nella decompressione del nervo ulnare alla doccia epitrocleo-olecranica.

Il trattamento

 Consiste nella decompressione del nervo ulnare nella doccia epitrocleo-olecranica, nella ricostruzione di un canale anatomico con dura madre di banca, nella fissazione del canale ricostruito ai legamenti del gomito ed alla applicazione locale all’interno del canale di un gel antiaderenziale (Hyaloglide) per evitare la formazione di cicatrici retraenti al gomito.
In alcuni casi, secondo i riscontri chirurgici, può essere eseguito il classico intervento di trasposizione anteriore del nervo ulnare

Nervo cutaneo mediale del braccio

 

Il nervo cutaneo mediale del braccio è un nervo sensitivo che origina come ramo terminale del tronco secondario mediale del plesso brachiale. A volte viene considerato un ramo collaterale. Riceve fibre da C8 e T1 e innerva la cute della faccia mediale del braccio.
SINDROMI COMPRESSIVE AL LIVELLO DEL PLESSO BRACHIALE

Come risulta nell’esposizione anatomica, il plesso brachiale decorre attraverso alcune strettoie nel suo tragitto dai forami intervertebrali della colonna vertebrale cervicale all’estremità superiore ove può, in particolari circostanze, essere meccanicamente influenzato:

1) nella loggia posteriore dello scaleno, il plesso brachiale decorre adiacente e dorsalmente all’arteria succlavia nel triangolo fra m. scaleno anteriore, m. scaleno medio e prima costa.

2) fra la prima costa e la clavicola il plesso brachiale, riunito in tre fascicoli, giunge nell’ascella insieme all’arteria e alla vena succlavia.

3) il plesso brachiale e i vasi ascellari decorrono in direzione distale posteriormente al m. piccolo pettorale, vicino alla sua inserzione al processo coracoideo della scapola. Nell’abduzione estrema del braccio essi non possono deviare superiormente e vengono compressi contro l’inserzione del m. piccolo pettorale come fulcro.

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Patrice Malaval
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